Le principali figure retoriche

                          

Esistono numerose classificazioni delle figure retoriche:

figure di significato (o tropi, o traslati), basate sul trasferimento di significato da un’espressione a un’altra;

figure di parola, che riguardano l’espressione linguistica;

figure di pensiero, che riguardano le idee.

Figure di significato:

Metonìmia (metonimìa)

Sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo un rapporto di contiguità logica. Si può sostituire ad esempio:

il concreto per l’astratto:  avere del fegato

l’astratto per il concreto:  sei una bellezza

l’effetto per la sua causa:  le sudate carte

la causa per il suo effetto: vive del suo lavoro

il contenente per il contenuto:  bere un bicchiere

la marca per il prodotto:  una Fiat

l’autore per l’opera:  ascoltare Mozart

Sinèddoche

Sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo un rapporto di quantità. Si può sostituire ad esempio:

la parte per il tutto: tornare al tetto.

il tutto per la parte: pelliccia di visone.

il genere per la specie: i comuni mortali.

la specie per il genere: il pane quotidiano.

il singolare per il plurale: non passa lo straniero.

Metàfora

Sostituzione di una parola con un’altra il cui senso letterale ha una qualche somiglianza col senso

letterale della parola sostituita.

Es.: capelli d’oro per capelli biondi.

Tradizionalmente la metafora è considerata una similitudine abbreviata. Per es. dalla similitudine

il mio amore brucia come una fiamma possono derivare le metafore:

il mio amore è una fiamma;

la mia ardente fiamma;

la mia fiamma.

Sinestesìa

Tipo di metafora che consiste nel trasferimento di significato dall’uno all’altro campo sensoriale.

un colore caldo;

 l’urlo nero della madre.

Perìfrasi (circonlocuzione)

Sostituzione di un solo termine con un “giro di parole”, o una definizione, o una parafrasi.

La gloria di colui che tutto move (=di Dio) (Dante)

Eufemismo

Perifrasi usata per attenuare un’espressione troppo cruda, dolorosa o volgare.

É passato a miglior vita (per non dire “è morto”)

Antonomàsia

Uso di un nome comune, un epiteto o una perifrasi al posto di un nome proprio, per esprimerne

una qualità caratterizzante:

Il Cavaliere (= Berlusconi)

Il Pelìde (= Achille)

Antonomasia è anche l’uso di un nome proprio al posto di un nome comune:

Un Einstein (= un genio)

Un Otello (=un uomo geloso)

Litòte

Negazione del contrario per affermare un concetto in forma attenuata.

Don Abbondio non era nato con un cuor di leone

Ipèrbole

Esagerazione, per eccesso o per difetto.

É un secolo che non ci vediamo

 

Figure di parola

Asìndeto

Assenza di congiunzioni coordinanti.

Veni, vidi, vici (Cesare)

Polisìndeto

Ripetizione insistita di una congiunzione.

E mangia e beve e dorme e veste panni (Dante)

Epanalèssi

Raddoppiamento di un’espressione, ripetuta all’inizio, o al centro, o alla fine di un segmento testuale.

Vola, colomba bianca, vola

Climax (gradazione)

Espressione di un’idea con più parole aventi un valore gradatamente più intensivo o viceversa:

Veloce? É un razzo, una scheggia, un fulmine!

Anàfora (iterazione)

Ripetizione di una o più parole all’inizio di enunciati, o di loro segmenti, successivi.

sentivo il cullare del mare,

sentivo un fru fru tra le fratte;

sentivo nel cuore un sussulto (Pascoli)

Allitterazione

Ripetizione della stessa consonante o della stessa sillaba all’inizi di parole contigue.

fresche le mie parole nella sera

ti sien come il fruscio che fan le foglie (D’Annunzio)

Onomatopèa

Si ha quando una parola imita o suggerisce il suono dell’oggetto o dell’azione che significa.

il tuono rimbombò di schianto:

rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo (Pascoli)

Paronomàsia (paronomasìa, bisticcio)

Accostamento di parole di suono affine, ma differenti nel significato.

i’ fui per ritornar più volte vòlto (Dante)

Ellìssi

Soppressione di uno o più elementi che la costruzione grammaticale esigerebbe:

Li uomini si vendicano delle leggiere offese, delle gravi non possono (Machiavelli)

Zeugma (sillèpsi)

Ellissi che comporta il collegamento di due o più sostantivi a un aggettivo o a un verbo che logicamente si può riferire a uno solo di essi:

Parlar e lagrimar vedrai insieme (Dante)

Anàstrofe (inversione)

Inversione del normale ordine sintattico degli elementi di una frase.

all’opre femminili intenta / sedevi (Leopardi)

Ipèrbato

Interposizione di un segmento di enunciato tra i due costituenti di un sintagma.

O belle agli occhi miei tende latine (Tasso)

Mille di fiori al ciel mandano incensi (Foscolo)

 

Figure di pensiero

Antìtesi

Accostamento di due termini o espressioni di senso opposto o contrastante.

Non fronda verde, ma di colore fosco;

non rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti;

non pomi v’eran, ma stecchi con tosco (Dante)

Ossìmoro (ossimòro)

Unione paradossale di due termini antitetici.

tacito tumulto (Pascoli)

la morte che vive (Montale)

Similitudine (paragone)

Confronto tra due elementi in base a caratteristiche comuni. La similitudine è resa esplicita da un termine di paragone: come, tanto, tale, simile, ecc.

Al cor gentil rempaira sempre amore

come l’ausello in selva a la verdura (Guinizelli)

Preterizione

Dichiarazione che si tralascerà di parlare di un certo argomento che intanto viene nominato; in altre parole, si finge di voler omettere ciò che in realtà si dice.

Non starò a raccontare le peregrinazioni di Ulisse…

Domanda retorica

Domanda che, anziché richiedere un’informazione, attende come sola risposta una conferma:

Il leone non è forse il re della foresta?

Allegoria

Attribuzione di un significato simbolico, diverso da quello letterale, al discorso. Come la metafora, anche l’allegoria si basa su un paragone non espresso; secondo la retorica antica, anzi, l’allegoria risulta da “una serie ininterrotta di metafore”, ed è perciò “una metafora prolungata”. La Commedia di Dante è tutta una lunga allegoria; e allegorie sono per lo più le parabole e le favole.